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AgriArchè: agricoltura sociale come risposta al territorio

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  • Luogo: Castel Goffredo, MANTOVA
  • Data: 27/04/2019

La realtà del territorio mantovano realizza percorsi inclusivi per persone con diverso tipo svantaggio promuovendo un’agricoltura sostenibile e biologica. L’intervista con la referente Monica Ploia che descrive il progetto vincitore del bando “Coltivare Valore”.

Coltivare il buono partendo dalla terra, dalle persone e soprattutto dalla volontà di creare occasioni di miglioramento rivolte alla collettività. La storia di AgriArchè scorre su questo filo di motivazioni e obiettivi tenaci. Un filo che scorre fin da quando nasce nell’aprile del 2016 dalla storica cooperativa sociale Arché di Castel Goffredo che da oltre 20 anni eroga servizi rivolti a giovani, bambini e famiglie.

Appartenente alla rete mantovana di Agricoltura Sociale Lombardia, AgriArchè sviluppa molteplici attività sul fronte dell’agricoltura sociale tenendo sempre saldo il connubio tra inclusione lavorativa e tutela ambientale. Un intreccio che in due anni di attività è stato irrigato dall’entusiasmo della squadra di operatori e operatrici che l’ha sostenuto, raggiungendo in poco tempo traguardi importanti come la recente vincita del prestigioso bando “Coltivare Valore” della Fondazione Cariplo.

Ma partiamo dalle radici di questa intensa storia che ripercorriamo con Monica Ploia, responsabile innovazione qualità di AgriArchè: “Il progetto scaturisce da Arché e dalla sua attenzione dimostrata fin da subito nei confronti delle famiglie e dei giovani – racconta – Pensiamo a un territorio, quello di Castel Goffredo, caratterizzato da una forte vocazione agricola ma anche segnato dalla crisi economica che ha colpito il settore tessile negli ultimi anni. AgriArchè ha intercettato questo disagio e ha voluto dare una risposta non identificabile con l’assistenzialismo ma con la creazione di opportunità lavorative che potessero dare a giovani e adulti occasioni di riscatto, autonomia e sì, anche soddisfazione”. Per AgriArché lo svantaggio al quale rispondere non deve coincidere, infatti, per forza con una situazione definibile piuttosto con un disagio che può scaturire anche dalla perdita di lavoro, da un disorientamento sociale, come sottolinea Monica Ploia: “Desideravamo dare un segno di speranza e anche lanciare una sfida costruendo opportunità di percorsi lavorativi e di tirocinio e facendo una scelta produttiva basata sul biologico che con piacere sta suscitando interesse anche in altri”.

Nella fase iniziale di sperimentazione il progetto trova importante sostegno grazie all’intervento della Fondazione Comunità Mantovana e Fondazione Cariverona.  AgriArché scommette quindi sulla terra e sulle persone. Per prima cosa prende in affitto quasi 2 ettari dell’azienda agricola Corini e parte di Cascina Boschetta (ubicata nella località omonima) e inizia a coltivare verdure utilizzando metodologie e sostanze naturali che escludono concimi e diserbanti chimici. Non manca all’appello l’importante tassello della commercializzazione. Gli ortaggi, raccolti in giornata, sono, infatti, venduti tramite mercati, gruppi di acquisto solidali e acquistabili tramite ordini telefonici con consegna in aziende, scuole e altri servizi. L’attività di trasformazione dei prodotti viene invece realizzata grazie alla collaborazione con la coop Nazareth, altra realtà della rete Agricoltura Sociale Lombardia appartenente al territorio di Cremona. La cura dei prodotti e la tutela della loro genuinità si intreccia alla valorizzazione delle tipicità locali, come sottolinea Monica Ploia: “Produciamo l’erba amara di San Pietro che fa da ripieno ai famosi tortelli della zona. Abbiamo legato un tipico elemento culturale ad una filiera produttiva che ha avuto uno sbocco gastronomico con la collaborazione di un bravissimo pastaio locale. Presto cominceremo a coltivare anche alberi da frutto, comprese le ciliege coltivate nella vicina Ceresara”.

Inclusione come fonte di riscatto e formazione

La terra e soprattutto le persone, il vero fulcro di attenzione di AgriArché che traghetta esperienze significative sul fronte inclusivo. Un esempio è dato da Enrik, giovane di origine albanese, che ora è stato assunto a tempo pieno indeterminato imparando un mestiere e trovando tante soddisfazioni a livello professionale e umano. Così come accaduto per Abdul: partito con un’esperienza di agricoltura sociale ha acquisito competenze trasversali che gli sono tornate utili per un lavoro in un’azienda che ora lo ha assunto. “Ad AgriArché non si realizza solo un percorso lavorativo ma si sperimenta anche una formazione che permette di imparare abilità utili in altri contesti e che si rivolge anche a persone con fragilità. L’importante è trovare la propria dimensione e opportunità, anche noi come squadra di lavoro ci organizziamo di conseguenza. Così è accaduto con Emanuele, giovane con autismo ora assunto da noievidenzia Ploia.

Storie di vita e di formazione come testimoniano i due corsi realizzati in collaborazione con il consorzio Sol.Co. Mantova e rivolti a 20 ragazzi che hanno trovato opportunità di tirocinio in aziende locali e per alcuni anche concreti sbocchi lavorativi. A tutto questo si affianca un’importante attività didattica e di sensibilizzazione che AgriArché dedica a bambini, scuole, giovani e famiglie in un’ottica di condivisione e divulgazione sul rispetto dell’ambiente, l’alimentazione sana, l’equilibrio uomo natura, l’ortoterapia: “In primavera e in autunno organizziamo anche giornate aperte in cui facciamo raccolta insieme alle persone mostrando loro la terra che coltiviamo e creando partecipazione attiva. Sono occasioni molto belle per tutti”.

Progetti tra oggi e domani da coltivare ogni giorno

Passato, presente e anche futuro, tutto da costruire con entusiasmo e nuove risorse ottenute grazie alla vincita del bando Cariplo con il progetto dal titolo “AgriArchè: rivitalizzare una corte agricola”. Molteplici e importanti gli obiettivi perseguiti, prima di tutto quello di aumentare il benessere in una visione olistica. Benessere quindi del cibo coltivato, dell’ambiente tutelato, della comunità che trova occasioni di lavoro e interazione. Tutto questo in un’ottica multifunzionale, aumentando al contempo la superficie agricola ecosostenibile nel distretto di Asola e Castel Goffredo e favorendo anche il ritorno di animali e insetti spariti. “Desideriamo raddoppiare la superficie coltivata e creare un nuovo tunnel per produrre tutto l’anno e dare opportunità lavorative in ugual modo – spiega Monica Ploia – Un’attenzione particolare sarà data poi alla coltivazione di piante autoctone fornite dall’associazione Radice che collabora con noi. In progetto anche la creazione di un’area con funzione didattico meditativa oltre che di divulgazione per far conoscere i vari ortaggi alla comunità sempre in un’ottica di partecipazione”. Dal punto di vista inclusivo si prevedono 4 inserimenti lavorativi, 16 tirocini extra curriculari, 40 giovani coinvolti in percorsi di ortoterapia, 30 in alternanza scuola-lavoro, 400 famiglie coinvolte in laboratori didattici, la realizzazione di un orto didattico.

Diverse le realtà e le persone che collaborano a questo articolato progetto: l’agronomo Marco Zonca, con esperienza pluriennale nel settore biologico, l’agronoma Marcellina BertolinelliSol.Co. Mantova e Mestieri Lombardia (entrambi partner), Associazione Archè (finanziatore), Società agricola Corini Rosanna e Santinocoop sociale Tante Tinte, Coop. sociale NazarethComune Castel GoffredoPiano di zona di Asola, Coldiretti sezione Castel Goffredo, Confcooperative FedagriIstituto comprensivo di Castel Goffredo, A.F.G.P. Centro “Bonsignori”, associazione “La Radice”, fondazione “Senza Frontiere”.

Articolo di Sara Bellingeri – Comunicazione e Ufficio Stampa Agricoltura Sociale Lombardia

 

L’inclusione lavorativa realizzata da AgriArchè.

 

Una delle produzioni agricole di AgriArchè.

 

Una delle attività di AgriArchè.

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