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A Lodi si coltiva il bene comune

Pubblicato il:

  • Luogo: LODI
  • Data: 28/03/2019

Il territorio  è uno dei testimonial virtuosi della rete regionale. Esempio emblematico è il progetto SanfereOrto che coinvolge cittadini, persone con svantaggio e un’area in fase di riqualificazione in cui far germogliare storie di riscatto.

Proseguono sempre più all’insegna della sinergia le iniziative targate Agricoltura Sociale Lombardia, la rete che ha come obiettivo protagonista l’inclusione socio-lavorativa di persone con diverso tipo di svantaggio tra cui disabilità, problematiche legate alle dipendenze, detenzione, immigrazione. Tutte le 12 province lombarde aderiscono alla rete per un totale di 139 realtà mappate, ente capofila è la Provincia di Mantova. L’ultimo report parla di ben 1.967 soggetti con disagio che grazie all’agricoltura sociale hanno trovato una preziosa occasione di riscatto.

Addentrandoci nel vivo delle azioni attualmente in cammino uno dei testimonial virtuosi di ASL, in termini di concretizzazione di buone pratiche e inclusione, è rappresentata dal territorio di Lodi e dalla sua rete di agricoltura sociale composta da 9 realtà: “Il Gabbiano”, “Il Mosaico”, “Le Cascine Riboni”, “L’Officina”, “Floralia”, “Latte Crudo Baronchelli”, Istituto agrario “Tosi” di Codogno, “I Germogli”, Il Pellicano”.

Cuore cardine delle azioni è il progetto finanziato da Fondazione Cariplo “Rigenerare Valore Sociale – Welfare Lodigiano di Comunità”, un’azione di sistema che ha come principale obiettivo proprio quello di rimettere in circolo le risorse del territorio per aiutare le persone a superare un momento di difficoltà ricomponendo le frammentate misure già attive e introducendo nuovi prototipi. Il progetto Welfare Lodigiano di Comunità vanta oltre 60 esperienze inclusive tra tirocini, borse lavoro, accoglienze sociali e assunzioni. In corso anche lo sviluppo della capacità della rete lodigiana di trasformare i propri prodotti come dimostra il progetto ConLab finanziato dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi.

  • Con SanfereOrto germoglia l’inclusione

In questo fervido contesto, dove la propensione a fare rete diventa la marcia in più a livello sia ideativo che operativo, brilla un esempio cardine rappresentato dal progetto del Movimento Lotta Fame nel Mondo, e che coinvolge attivamente la rete lodigiana, intitolato “Rigenerazione di una Prospettiva”, finanziato da Fondazione Cariplo (bando Emblematici Minori) e dalla Fondazione Comunitaria Lodi (progetto AgriArea). Un nome che è insieme tutto un programma e ribattezzato significativamente SanfereOrto: da San Fereolo, quartiere periferico di Lodi che proprio grazie a questo progetto sta riscoprendo nuova linfa e luce. Chiaro e forte è, infatti, l’obiettivo dell’iniziativa volta a riqualificare un’area prima marginale, lasciata al degrado, e oggi rivalutata come un “bene comune” da nutrire e crescere insieme attraverso un’azione di welfare dove protagonisti sono prima di tutto i cittadini stessi. Coinvolgere autenticamente la cittadinanza costituisce quindi il fine principale di questa vera e propria opera di valorizzazione mirata a contrastare il rischio di emarginazione delle fasce deboli, considerando che San Fereolo si configura come il quartiere più popolato della città con i suoi 13.450 abitanti e un’estensione di 15.000 mq. Tutto questo viene concretizzato attraverso uno strumento propulsivo sul fronte dell’inclusione e della cittadinanza attiva: l’orto sociale.

L’agricoltura sociale occupa, infatti, un posto d’onore all’interno del ventaglio delle diverse azioni previste dal progetto tra cui la preparazione di un’area adibita a orto e frutteto, la realizzazione di uno spazio con funzione di ufficio e accoglienza, la formazione rivolta agli operatori e alla cittadinanza, attività educative e di sensibilizzazione destinate a scuole, giovani e cittadini che non mancheranno di sfociare in veri e propri eventi.

SanfereOrto pone l’agricoltura sociale al centro di varie azioni trasversali e come motore propositivo di relazioni, oltre che di un welfare locale e di comunità: è lo strumento che abbiamo scelto per avviare il recupero del bene comune – sottolinea il coordinatore territoriale per la rete ASL Gian Marco Locatelli Si tratta di un progetto articolato e complesso, che tocca tematiche importanti e attuali come l’inclusione sociale, l’impatto ambientale, la lotta allo spreco, il consumo consapevole del cibo, la cittadinanza attiva: una vera sfida. Questa è la prima iniziativa di rete dell’agricoltura sociale lodigiana con capofila l’unica ONG del territorio. Fondamentale è inoltre la sinergia con il Comune di Lodi che ha messo a disposizione l’area per10 anni e che partecipa al monitoraggio del progetto”

Ente capofila di SanfereOrto è, infatti, il Movimento Lotta Fame nel Mondo, che coordina l’articolato programma di azioni sostenute da una nutrita partnership in cui la rete di agricoltura sociale di Lodi svolge un ruolo operativo. Tra le realtà protagoniste della rete troviamo, infatti, sia le cooperative sociali “Il Mosaico” e “Il Pellicano”, sia l’associazione comunità “Il Gabbiano”. Le prima si occupa di disabili, le altre due di dipendenze, segno concreto che non esistono steccati di risposta allo svantaggio, qualunque esso sia. Altri partner del progetto sono il Consorzio per la Formazione Professionale e l’Educazione Permanente (con funzione tecnica per l’inserimento con borsa lavoro di persone svantaggiate) e il Centro di Raccolta Solidale per il Cibo di Lodi, sempre aderente alla rete, al quale verrà destinato parte del raccolto. “L’intento è quello di attivare 20 tirocini, della durata di 6 mesi, rivolti a persone con diverso tipo di svantaggio – spiega Gian Marco Locatelli – L’orto sociale, che coinvolgerà educatori e tirocinanti, proporrà una produzione di varietà locali oltre a frutti antichi e alberi a potatura bassa, tutti coltivati attraverso metodo biologico e biodinamico”.

“Ho vissuto fin da subito questo progetto come una sfida avvincente perché riguarda prima di tutto le persone, ognuna con le proprie competenze da mettere in campo – evidenzia Viola Guerci, responsabile di SanfereOrto per MLFM –  Finora sono state coinvolte 5 persone con fragilità che hanno fatto esperienza lavorativa nell’orto e ho potuto constatare direttamente quanto questo percorso le abbia fatte riscoprire utili e importanti. Abbiamo già raccolto i primi frutti di questo impegno donandoli al Centro di Raccolta Solidale: 140Kg in soli due mesi. Ci sono inoltre un sacco di iniziative in partenza a primavera: formazione in orto, workshop per la co-progettazione urbana, laboratori per i bambini. SanfereOrto è davvero un’opportunità di inclusione per tutti perché ha il ritmo democratico della natura che, senza pregiudizi, apre le braccia a chiunque voglia dare un contributo”.

  • La storia di riscatto di G. che nell’orto sociale ha ritrovato la dignità e l’autostima

A testimonianza della forte valenza di riscatto sociale del progetto inclusivo c’è infine un frammento di storia in carne ed ossa con protagonista G., un uomo di 57 anni messo a dura prova dalla vita dopo aver perso il lavoro e le relazioni familiari. G. ha toccato con mano il sapore aspro dell’indigenza portandolo a vivere per strada e a chiedere l’elemosina. Un equilibrio fragile come un cristallo e che nel tempo, anche in occasione di precedenti tentativi di inclusione lavorativa in altri contesti, ha vacillato molto senza poter approdare a percorsi continuativi. Poi la svolta inaspettata grazie all’agricoltura sociale. G. inizia a lavorare con la terra e la terra lo ripaga facendogli riscoprire di nuovo le sue capacità, quelle che aveva sempre avuto ma che le difficoltà sembravano aver messo a tacere. G. diventa così una risorsa in grado di sbocciare ogni giorno, aumentando competenze e autostima, come testimonia Maria Mauri, educatrice dell’associazione “Il Gabbiano” che ci racconta la sua esperienza di affiancamento vissuta con entusiasmo ed empatia: La collaborazione tra noi è molto produttiva. Da subito sono state riconosciute le sue competenze relative al lavoro nell’orto e la sua conoscenza del territorio. G. è davvero una risorsa, così come la sua schiettezza a volte rude. Dimostra un grande impegno e un profondo senso di responsabilità: è sempre venuto a lavorare nell’orto sia con il bello che con il cattivo tempo, ogni volta è il primo ad arrivare. Gli piace stare a San Fereolo, più di una volta l’ho visto commuoversi, per i complimenti fatti all’orto, era come se li stessero facendo a lui. Mi piace lavorare con G.: una persona generosa e sensibile, che merita di continuare esperienze inclusive che gli evitino di tornare nell’emarginazione e non lo facciano sentire solo. Sarebbe bello che potesse diventare il custode dell’orto, colui che si prende cura di quel luogo insieme ad altre persone, grandi e bambini”.

Articolo di Sara Bellingeri – Comunicazione e Ufficio Stampa Agricoltura Sociale Lombardia

 

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