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Legami di terra per coltivare inclusione

Pubblicato il:

  • Data: 07/12/2017

Il progetto attivato sul territorio cremonese diventa sempre più un modello di riferimento. Nascita e aspirazioni raccontate da Katja Avanzini, direttrice del Consorzio Casalasco Servizi Sociali.

La terra non solo come fonte di produzione ma soprattutto come suolo su cui coltivare percorsi di relazione, inclusione e riscoperta delle capacità. “Legami di terra” è il titolo che contiene la missione profonda del progetto omonimo coordinato dal Consorzio Casalasco Servizi Sociali coinvolgendo in partnership Fondazione Santa Chiara, Parco Regionale Oglio sud, Comune di Casalmaggiore e GAL Oglio Po (Gruppo di Azione Locale). L’iniziativa è finanziata da Fondazione Cariplo, Comuni territoriali, aziende e cittadini. Un connubio tra pubblico e privato che raggiunge importanti traguardi in termini di restituzione e di soddisfazione. Valorizzazione del territorio e della sua produzione agricola di qualità, sostenibilità e rispetto per l’ambiente, inclusione lavorativa di persone con svantaggio sono gli obiettivi cardine dell’iniziativa che prende spunto dalla stessa dinamica dell’orto sinergico in cui le piante si aiutano tra di loro supportandosi attraverso le loro risorse intrinseche migliorando la loro stessa qualità.

L’idea nasce nel 2012 dal precedente progetto degli orti sociali sinergici con l’obiettivo di inserire persone in difficoltà offrendo loro una reale opportunità di autonomia – racconta Katja Avanzini, direttrice del Consorzio Casalasco Servizi Sociali, che recentemente è intervenuta al seminario “Dall’agricoltura sociale alle politiche di inclusione” che si è svolto a Casalmaggiore (CR) – Siamo molto entusiasti di questo progetto a cui vogliamo soprattutto garantire continuità, suo elemento di forza.”

Una continuità che conferma le sue fondamenta nei percorsi di formazione dei soggetti inclusi professionalmente e nella volontà di superare asimmetrie attraverso il legame cooperativo e paritario tra le persone. “Per noi l’agricoltura sociale rappresenta un mezzo fondamentale per dare opportunità di lavoro e costruire comunità facendo capire che ogni persona è una risorsa e che l’orto sociale è di proprietà della comunità in cui è inserito diventando così esso stesso un luogo di socializzazione” evidenzia la direttrice Avanzini.

Una visione che al contempo scardina tanti luoghi comuni sul lavoro agricolo come sottolinea una nota riflessiva del progetto: “In un contesto in cui non vi è più stabilità lavorativa come un tempo e in cui non è solamente l’assenza di uno stipendio l’unico problema, è importante che si creino opportunità di accompagnamento della persona verso una rinnovata visione di sé e degli altri. È necessario quindi supportare non solo la persona da un punto di vista economico ma anche stimolare un empowerment che le permetta di aprirsi a nuove conoscenze e nuovi approcci. Legami di Terra ha voluto mettere insieme condizioni di vita diverse cercando di accordare necessità e abilità e creando così un gruppo funzionale e operativo. Quest’azione sociale ha promosso anche la formazione degli ortolani arricchendo le loro conoscenze e rendendoli per la prima volta lavoratori esperti e non utenti”.

Attualmente sul territorio sono operativi 6 orti sociali (nei Comuni di Casalmaggiore, Piadena, San Giovanni in Croce, Drizzona, Vicobellignano, Scandolara Ravara) per un totale di oltre 30mila metri quadri di area coltivabile. 27 le persone svantaggiate inserite lavorativamente, due tutor, uno agronomico e uno educativo, per un impegno di 80 ore mensili per 8 mesi all’anno.

Obiettivi per l’anno 2018? “Sicuramente consolidare il progetto implementando nuove azioni e seminando sempre più opportunità - spiega Katja Avanzini- Auspichiamo inoltre di mantenere e allargare il lavoro di rete coinvolgendo sempre più le scuole con cui stiamo collaborando da tempo”.

Per ulteriori informazioni: www.legamiditerra.it

Articolo di Sara Bellingeri – Comunicazione e Ufficio Stampa Agricoltura Sociale Lombardia

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