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Le linee guida di Regione Lombardia sulle fattorie sociali

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Verso una legge nazionale sull’agricoltura sociale

L’Agricoltura Sociale è un ambito complesso e inclusivo, difficile da inscatolare in un contenitore legislativo. Tale complessità rende ancora inconcluso il percorso verso una legge nazionale sull’agricoltura sociale, necessaria per definire al meglio le varie sfaccettature di questo tema. Nell’attesa di una legge italiana, alcune regioni hanno elaborato una legge regionale. È il caso, ad esempio, del Veneto e della Toscana, regioni molto attive sul fronte dell’agricoltura sociale. In Lombardia, altra regione sensibile e proattiva sul tema, a che punto siamo? Sul B.U.R.L. di lunedì 20 aprile 2015 sono state pubblicate le linee guida approvate da Regione Lombardia per le fattorie sociali. Tali linee guida fanno riferimento all’articolo 8 bis della legge regionale 31/2008 (promozione dell’agricoltura sociale) e hanno come finalità l’indicazione dei requisiti per identificare le fattorie sociali allo scopo di dare attuazione alla disposizione regionale.

Cosa si intende per “fattorie sociali”?

Regione Lombardia definisce le fattorie sociali, come “imprese economicamente e finanziariamente sostenibili che svolgono attività produttiva agricola associata a una serie di mansioni specifiche e servizi innovativi a favore di persone che presentano forme di fragilità o di svantaggio psicofisico o sociale. Tali mansioni e servizi sono connessi ex art. 2135 comma 3 all’attività agricola principale”. Per identificare le fattorie sociali Regione Lombardia si focalizza sulla figura dell’imprenditore agricolo (definita dall’art 2135 del codice civile). Di conseguenza le fattorie sociali sono imprese agricole che possono avere forma giuridica diversa (impresa individuale, società agricola, società cooperativa agricola). All’interno della fattoria sociale deve essere mantenuta la prevalenza dell’attività agricola sulle attività sociali, che diventano quindi complementari nell’ottica della multifunzionalità e diversificazione già indicate dalla Politica Agricola Comunitaria. Nonostante la prevalenza dell’attività agricola, l’attività sociale deve comunque “essere svolta in modo organizzato, non occasionale, ma stabile e abituale”.

Fattorie sociali: 2 distinzioni

Tenendo presente la molteplicità delle attività sociali e, soprattutto, la complessità dell’utenza alle quali sono dedicate, Regione Lombardia distingue due principali tipologie di fattorie sociali:

  • fattorie sociali inclusive: imprese agricole che considerano “il soggetto debole quale elemento del processo produttivo agricolo”. Rientrano in questa categoria le realtà che promuovono l’inserimento socio-lavorativo di soggetti in difficoltà “attraverso assunzioni, tirocini, formazione professionale aziendale”;
  • fattorie sociali erogative: imprese agricole che considerano “il soggetto debole fruitore/beneficiario di servizi forniti dalla fattoria stessa”. Rientrano in questa categoria le realtà che offrono servizi di varia natura (sociali, riabilitativi, educativi, ricreativi, ecc…) a diverse categorie di utenza in difficoltà, promuovendo in generale il benessere delle persone svantaggiate e, al tempo stesso, fornendo opportunità di integrazione sociale.

Tra i due tipi di fattoria sociale identificati da Regione Lombardia, risulta evidente che la fattoria sociale erogativa rappresenta l’espressione più sviluppata della multifunzionalità e della diversificazione. L’offerta di servizi di natura sociale è complementare all’attività agricola e quindi rappresenta per l’impresa un’opportunità di ampliamento del proprio ambito di azione (multifunzione) e un’integrazione, anche economica, alle attività principali (diversificazione). Regione Lombardia connette le fattorie sociali erogative con gli agriturismi “le fattorie sociali erogative rappresentano una forma specializzata di multifunzionalità e rientrano tra i servizi offerti dall’agriturismo”. Di conseguenza le fattorie sociali erogative sono regolate dalle disposizioni regionali dedicate agli agriturismi. Le fattorie sociali inclusive mantengono lo status di impresa agricola “in senso stretto” perché l’attività sociale si inserisce nei processi agricoli tipici.

I requisiti delle fattorie sociali in sintesi

  • le fattorie sociali devono essere “condotte da soggetti che abbiano le caratteristiche di imprenditore agricolo di cui all’art. 2135 del codice civile”; le fattorie sociali devono quindi essere imprese agricole;
  • le fattorie sociali erogative rientrano nei servizi offerti dall’agriturismo, di conseguenza devono dimostrare che le attività sociali possono considerarsi connesse all’attività agricola e non prevalenti;
  • gli operatori agricoli devono seguire un corso di formazione della durata di 50 ore e conseguire l’attestato di partecipazione;
  • deve esistere una “progettualità sociale sviluppata autonomamente o in condivisione con i soggetti del terzo settore o servizi pubblici quali, ad esempio, i servizi socio-sanitari e socio-assistenziali”.

E per quanto riguarda le realtà agricole sociali che non sono imprese agricole?

Tutte quelle realtà che sviluppano iniziative di agricoltura sociale senza essere imprese agricole (cooperative sociali, associazioni, ecc…) potrebbero considerarsi escluse dalle linee guida di Regione Lombardia. In realtà sono coinvolte per il requisito di una “progettualità sociale sviluppata autonomamente o in condivisione con i soggetti del terzo settore o servizi pubblici”. La progettualità condivisa permette:

  • la collaborazione tra figure professionali diverse, alcune specializzate nell’ambito agricolo, altre nell’ambito sociale;
  • la condivisione di strumenti specifici del settore sociale, come convenzioni, borse lavoro, protocolli e altro, che possono aiutare a sostenere le attività agricole sociali;
  • la condivisione di strategie produttive e di commercializzazione.

La progettualità condivisa è indispensabile affinché si raggiungano gli obiettivi di inclusione e coesione dell’agricoltura sociale.

Visita il sito di Regione Lombardia – Agricoltura!

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