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Areté: agricoltura sociale come bene da promuovere

Pubblicato il:

  • Data: 11/08/2017

La Cooperativa sociale bergamasca si occupa da tempo di inclusione lavorativa di detenuti e persone con disagio promuovendo numerose iniziative di rete su più fronti. L’intervista rilasciata da uno dei referenti Bruno Pelliccioli.

Rispetto per l’ambiente, capacità imprenditoriale, attenzione nei confronti del disagio con la missione di offrire opportunità concrete di riscatto e autonomia. L’impegno quotidiano di Areté corre sui binari di questa triade di preziosi capisaldi. La Cooperativa sociale del territorio bergamasco appartenente alla rete di Agricoltura Sociale Lombardia porta avanti da anni un impegno che diventa simbolo della capacità di intrecciare l’ambito sociale a quello produttivo raggiungendo traguardi di grande soddisfazione.

Areté si occupa, infatti, del reinserimento lavorativo di persone con svantaggio che vengono impiegate professionalmente nella produzione di tipo biologico (che occupa circa 4 ettari di terreno) a cui si affianca l’attività di commercio all’ingrosso di ortofrutta e di vendita al dettaglio di prodotti sia sfusi che confezionati. L’inclusione lavorativa prende per mano quella sociale grazie allo sviluppo di progetti terapeutici attivati dalla Cooperativa in sinergia con enti locali e realtà sanitarie della provincia. Grande attenzione è rivolta allo svantaggio rappresentato da problematiche di tipo psichico e da situazioni di detenzione, vista la collaborazione in atto con la casa Circondariale di Bergamo. Un occhio di riguardo è dedicato alle iniziative di formazione realizzate insieme a istituti scolastici e realtà quali Slow Food, Regione Lombardia, Aiab e università.

A svelarci le iniziative della Cooperativa è uno dei referenti, Bruno Pelliccioli, che racconta anche come è nata: Il 29 gennaio 1987 viene redatto l’atto costitutivo di Areté che nasce a seguito delle attività del comitato “Carcere e Territorio” di Bergamo e della Caritas diocesana con l’intento di mettere in pratica la riforma carceraria (L. 354/75, L.663/86) data anche la presenza nella Casa Circondariale di Bergamo di numerosi detenuti “politici” che ne chiedevano l’applicazione. Tra i 9 soci fondatori di Areté figurano Oliviero Arzuffi (tra i fondatori anche del Comitato Carcere e Territorio e insegnante volontario all’interno del carcere di Bergamo) e il cappellano delle carceri don Vittorio Nozza”.

Articolate e numerose le collaborazioni sviluppate dalla Cooperativa e che coinvolgono il CPS degli Ospedali riuniti di Bergamo, i comuni del territorio e l’amministrazione provinciale, l’Associazione “Carcere e Territorio di Bergamo”, “L’opera pia Caleppio Ricotti”, cooperative e aziende biologiche riunite nel Bio-Distretto di Agricoltura Sociale di Bergamo senza dimenticare realtà del volontariato e GAS territoriali (in particolare il GAS di Torre Ranica).

A fianco del lavoro di rete vi è inoltre un nome che è tutto un programma e che dalle parole si vuole tradurre in pratica quotidiana. “Areté in greco antico significa “virtù” intesa come disposizione dell’animo verso il bene – sottolinea Pelliccioli –  L’obiettivo principale della nostra Cooperative è proprio quello di perseguire la promozione e l’inserimento nella vita attiva e nel campo del lavoro delle persone con difficoltà di adattamento sul fronte sociale. In particolar modo ci occupiamo della rieducazione e del reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti”.

A questo s’intreccia inscindibilmente il valore dato all’agricoltura sociale: “Agricoltura sociale significa tante cose: riabilitazione rivolta alle persone detenute attraverso l’inserimento lavorativo, sostegno e recupero di persone con patologie psichiatriche attraverso progetti di propedeutica al lavoro. A questo si aggiunge il dare ai soggetti in difficoltà l’opportunità di ritrovare un equilibrio lavorando in un contesto positivo e a contatto con la terra e la natura. Non dimentichiamo la promozione sul territorio di temi come l’educazione alimentare ed ambientale. È importante che l’agricoltura sociale sia anche produzione, non solo terapia, ovvero che si inserisca in un contesto economico positivo e produttivo”. 

Quante persone con svantaggio avete finora incluso lavorativamente? “Sicuramente si contano a centinaia tra detenuti e soggetti con disagio psichico o psichiatrico o altri svantaggi di tipo sociale (disoccupati e soggetti senza fissa dimora). Questo anche in virtù del fatto che Areté si propone come esperienza “ponte” attraverso cui la persone possono transitare effettuando un percorso riabilitativo in vista di un possibile reinserimento nel mondo lavorativo. La possibilità di inserire le persone di diversi ambiti professionali (campagna, negozio, magazzino, confezionamento, uffici) permette di diversificare l’offerta anche in funzione delle necessità degli utenti”.

Attualmente avete attive esperienze dedicate ai giovani? “Abbiamo partecipato al bando regionale promosso dalla rete insieme al Bio-Distretto bergamasco di Agricoltura Sociale inserendo uno studente con problemi psichici in un percorso di alternanza scuola lavoro. Collaboriamo attivamente con gli istituti di agraria del territorio”.

Non mancano infine i progetti in corso e futuri come ci spiega lo stesso Bruno Pelliccioli: “Insieme ad Aiab Lombardia e a diverse aziende agricole e cooperative sociali della rete bergamasca abbiamo dato vita al Bio-Distretto di Agricoltura sociale di Bergamo che attraverso la sinergia tra produttori, istituzioni, enti pubblici e consumatori punta a promuovere e sviluppare le possibilità di inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate attraverso l’agricoltura biologica. In vista del G7 Agricoltura che si terrà a Bergamo ad ottobre, il Bio-Distretto di Bergamo e Aiab stanno organizzando per la data dell’8 la Biodomenica: un appuntamento annuale promosso da Aiab e che punta a coinvolgere tutti i bio-distretti d’Italia. L’occasione sarà propizia per portare in piazza i temi dell’agricoltura biologica, non mancherà un convegno per l’11 ottobre proprio sui temi dell’agricoltura sociale.”

Articolo di Sara Bellingeri – Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Agricoltura Sociale Lombardia

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